martedì 24 novembre 2015

ATTENTI.......

Il pane nero: una moda che potrebbe farci del male.......

Da qualche anno i panettieri sfornano pizza e panini neri come la pece e sono sempre più quelli che li acquistano in virtù dei potenziali effetti benefici sulla salute.
L’idea di mangiare un cibo nero non è di per sé attraente. Abbiamo imparato da tempo a scartare la parte carbonizzata della pizza, delle bruschette o della carne cotta albarbecue perché gli epidemiologi ci hanno informato del suo potere cancerogenico. Le parti bruciate contengono infatti benzopirene e altri idrocarburi policiclici aromatici altamente nocivi per la salute umana...
Però nel caso del pane nero l’iniziale repulsione viene presto annullata dai claims salutistici che dilagano sul web. La preparazione del pane al carbone vegetale è molto semplice. La ricetta assomiglia a quella classica ma prevede l’aggiunta del carbone vegetale che conferisce all’impasto l’intenso colore scuro. A questo punto il pane o la pizza, che conservano il sapore a cui tutti noi siamo abituati, si arricchiscono delle proprietà normalmente attribuite al carbone vegetale.
Il carbone vegetale si ottiene dal legno di diverse essenze (pioppo, salice, betulla ecc.) o dai gusci e dai noccioli di frutta per esposizione ad elevate temperature (500/600 °C) in atmosfera povera di ossigeno. Si realizza in tal modo una combustione senza fiamma. Dal carbone così ottenuto per ulteriori passaggi si ricava una polvere finissima e estremamente porosa, inodore e insapore.
 I benefici in ambito medico sono legati proprio alla porosità e alla capacità adsorbente di questa polvere. Un’infinità di microscopici pori catturano i liquidi, i gas, i batteri, i virus e le tossine presenti nel tratto gastrointestinale. In virtù di questa sua proprietà il carbone vegetale viene ad esempio impiegato nel trattamento degli avvelenamenti acuti per contrastare l’assorbimento della sostanza ingerita o in caso di meteorismo per contenere la formazione di gas a livello intestinale. Una volta ingerito il carbone vegetale ha la capacità di legare qualsiasi cosa transiti lungo il canale digerente, si comporta cioè come un entero-adsorbente aspecifico. Si comprende bene dunque che un importante limite al suo utilizzo va posto in caso di assunzione di farmaci. Il medicinale preso in una finestra temporale che va da 30 minuiti prima a 2 ore dopo aver assunto del carbone vegetale non verrà assorbito oppure verrà assorbito solo parzialmente. Così ad esempio se dopo aver assunto l’eutirox si fa colazione con del pane al carbone vegetale si rischia di veder svanire gli effetti del farmaco.
Il carbone vegetale ad uso medico viene prescritto in quantità pari a 1-2 g al dì; nella preparazione dei prodotti da forno si consiglia l’impiego di 10-15 g per kg di farina. Così mangiando pizza e panini si potrebbe assumere una quantità di carbone vegetale sovrapponibile a quella di 2-4 compresse, la stessa quantità che vi prescriverebbe il medico!
Quando impiegato come additivo alimentare il carbone vegetale si identifica con la sigla E153. Il suo utilizzo nei Paesi dell’Unione Europea è autorizzato dal Regolamento CE n. 1333/2008.
Fa riflettere però il fatto che in America ne viene vietato l’uso alimentare a causa della potenzialità cancerogena. Non si esclude infatti in maniera assoluta la presenza di benzopirene.

giovedì 5 giugno 2014

Produrre le bistecche in laboratorio

 Le potenzialità delle cellule staminali sembrano infinite, e continuano a stupire. Non solo questo tipo di cellule multipotenti possono essere usate per curare malattie e rigenerare organi e tessuti danneggiati, ma potrebbero anche essere usate per produrre “carne in vitro” a scopo alimentare. È quanto propongono Cor van der Weele e Johannes Tramper, della Wageningen University in Olanda, che in un articolo pubblicato su Trends in Biotechnology discutono le potenzialità, i vantaggi e i costi della produzione su larga scala della carne in provetta. E suggeriscono che, se il costo della carne di origine animale continuerà ad aumentare a causa della continua richiesta, produrre carne sintetica in laboratorio da cellulestaminali animali potrebbe diventare un’alternativa economicamente allettante, che ridurrebbe non solo l’uso di animali ma anche le emissioni di gas serra e i consumi energetici associati al loro allevamento.
“La richiesta di carne nel mondo è insostenibile sia dal punto di vista del consumo energetico sia dell’inquinamento ambientale oltre che per la sofferenza che causa agli animali da macello, e continuerà a crescere con l’aumento della popolazione” – spiega Cor van der Weele. “Nonostante l’aumento di terreni destinati all’allevamento, non sarà possibile far fronte alla continua domanda”. È per questo motivo che la carne prodotta in provetta potrebbe rappresentare una buona soluzione, che va ad aggiungersi a proposte come l’uso maggiore di prodotti vegetariani e il consumo di altre fonti di proteine, come gli insetti.

Che questa sia una cosa biologicamente possibile era già stato dimostrato circa un anno fa con il primo hamburger ottenuto in laboratorio. Quello che gli autori propongono, però, è un progetto su larga scala a costi sostenibili. Nel loro studio, infatti, descrivono le caratteristiche tecniche ed economiche che un impianto di produzione di carne sintetica dovrebbe avere per essere funzionale e competitivo su scala industriale.
Il primo passo consiste nella creazione di una banca di cellulestaminali prelevate da muscoli di bovini o altri animali, che possono essere coltivate in sospensione in bioreattori ad alimentazione continua simili a quelli attualmente usati per i processi di fermentazione industriale.
Queste cellule dovrebbero avere specifiche proprietà, tra cui la capacità di crescere velocemente, ossia duplicarsi nel giro di pochi giorni, ed essere geneticamentestabili per almeno 50 divisioni cellulari. Inoltre dovrebbero richiedere un terreno di coltura relativamente economico (circa 1 euro al litro), senza nessun elemento di origine animale, al fine di assicurare la consistenza della qualità del prodotto, e approvato per processi commerciali.
Le fasi successive di compattamento e concentrazione delle cellule per dare origine ad un prodotto con la consistenza della carne vera e propria sono più complesse e per ora teoriche. Una possibilità potrebbe essere quella di usare enzimi come le transglutaminasi, che catalizzano la formazione di legami tra le proteine permettendo la formazione di aggregati, che possono essere precipitati, recuperati e pressati fino a ottenere un pezzo di carne che può essere macinato e trasformato in hamburger.

 Dal punto di vista della resa e dei costi, i ricercatori olandesi hanno calcolato che se si assume che ogni persona mangia circa 25-30 grammi di carne al giorno e si stima una popolazione di circa 10 miliardi di persone entro il 2050, sarebbe necessario produrre ben 1011kg (ossia 1000 miliardi di chili) di carne in provetta e questo nei reattori oggi disponibili richiederebbe circa un mese.
“È chiaro che il problema del costo di produzione rimane l’ostacolo più importante da superare, a cui va aggiunta la preoccupazione della innaturalità della carne prodotta in laboratorio” – commenta van der Weele. “Tuttavia i benefici economici e ambientali a lungo termine, soprattutto in vista dell’aumento della richiesta e quindi del costo della “carne normale”, non possono essere trascurati”.
Un’alternativa per ridurre i costi e abbattere la diffidenza della popolazione verso questa carne sintetica potrebbe essere quella di creare in ogni città centri di produzione su piccola scala per soddisfare i bisogni di quella specifica popolazione, che permetterebbero un maggiore controllo da parte degli utenti sia del processo di produzione sia degli animali donatori delle cellule staminali. “Tuttavia, un processo di questo tipo – conclude l’autrice – potrebbe diventare davvero competitivo solo quando il prezzo della carne di origine animale aumenterà in maniera considerevole”. (M. A. Cerone)


lunedì 3 febbraio 2014

IL QUINTO QUARTO

IL QUINTO QUARTO -RITORNA DI MODA-(TRIPPA,FRATTAGLIE ecc.ecc)
È proprio il quinti quarto della più nobile delle bestie con le corna ,bue ,manzo ,vitello ,scottona, vitellone,si ritorna a consumare e ad apprezzare ,colpa anche della crisi non ci sono più soldi e si ritorna all'antico apprezzando quelle parti dell'animale che negli ultimi anni si gettava via.
Si consumano meno i tagli pregiati ; filetto , controfiletto costate ,fiorentine,noce, scamone.
Reggono i tagli dei quarti anteriore ;coppa ,punta,spalla,copertina,fiocco, ancora a prezzi accessibili,
e il Quinto ?Appunto quello che rimane frattaglie ,milza ,cuore, fegato,trippe,rognoni, testina,lingua,piedini,guanciale e coda,tutte parti dove si può creare cucina di gran classe, che i macellai buttavano via stanchi di clienti schizzinosi.

sabato 1 febbraio 2014

I CIBI CHE INDUCONO IL BUON UMORE.
Niente pastiglie o gocce medicinali,il segreto e nel negozio di alimentari dietro l'angolo di casa.
A dare qualche buon consiglio ,nulla di trascendentale, ma di facile applicazione :un pò di spinaci, una fetta di tacchino, un bicchiere di latte e il gioco è fatto .
In sintesi cibi ricchi di vitamine, minerali, e acidi grassi non solo fanno bene alla salute,ma studi medici hanno dimostrato che rendono più felici e diminuiscono i sintomi di depressione. Dieci elementi che combattono la depressione sono:cromo,calcio, acido folico,ferro,magnesio,omega3 ,vitamina b6,b12,d  e zingo.
Il cromo aiuta a metabolizzare il cibo,la dose consigliata e 25 mcg per le donne e 35 mcg per gli uomini, lo si trova nei broccoli,nell'uva, nei muffin di grano, nelle patate e nel petto di tacchino.
Il calcio lo si trova nel latte nella ricotta e nello yogurt.
L'acido folico ovvero la vitamina B9 aiuta il corpo a creare nuove cellule, dose consigliata per gli adulti 400 mg.si trova negli asparagi ,cavolini di bruxelles e nell'avocado.
Il ferro trasporta ossigeno, lo si trova nella soia, lenticchie, manzo e tacchino.
I l magnesio migliora le funzioni celebrali e anche la qualità del sonno,
si trova in mandorle ,nocciole  e spinaci.
Gli omega 3 aiutano a diminuire la stanchezza,si trova in trote e salmone, broccoli e spinaci.
Vitamina B6,aiuta la produzione di neurotrasmettitori , la dose consigliata e di 1,3 mg al giorno ,la troviamo nel tonno, salmone, e petto di pollo.
Vitamina B12 è essenziale ,si trova nelle uova,nella carne nelle trote ,salmoni,e nella mozzarella.
Vitamina D ,aiuta a regolare la crescita delle cellule,ed è importante nel periodo invernale,la troviamo nel salmonenel pesce spada e nel latte.
Lo zingo infine e decisivo per l'umore,la dose giornaliera e di 11mg per gli uomini e 8 per le donne,si trova nelle ostriche,nei crostacei,cereali,nel maiale,e nel formaggio svizzero.

domenica 10 novembre 2013

LE NOCI CHE ABBASSANO IL COLESTEROLO.
Circa 67 grammi di noci o nocciole al giorno abbassa il colesterolo del 7%
Secondo i dati raccolti da ricercatori Americani e Italiani l'effetto benefico si ha mangiando i frutti al naturale ,senza aggiunti di sale o di zuccheri,oltre alla diminuzione del colesterolo del 7,4 % si è notato un calo anche nei trigliceridi ,meno pronunciato però nelle persone sovrappeso .
Secondo gli esperti non è chiaro però il meccanismo con cui le noci abbassano il colesterolo , ma una delle cause potrebbe essere la presenza di steroidi che interferiscono con l'assorbimento delle molecole "cattive" .Quindi aumentare il consumo di noci e una raccomandazione da fare per una corretta dieta .
gli effetti sono correlati alle dosi ,e differenti tipi di noci hanno effetti simili.

giovedì 5 marzo 2009

CRACCO DAL GIUDICE.

Il sig.CRACCO,considerato uno dei più grandi chef di cucina Italiana,si è rivolto al tribunale di Milano per incassare un modesto conto(cena per 6 persone)di euro 4120.Il menù prevedeva,aperitivo,2 bottiglie di vino una da 180 e una da 150 euro. A far salire il conto è il pregiatissimo tartufo servito sia sulle uova al tegamino,sia nei tagliolini. Le grattugiate vengono calcolate in 300 grammi per 10,9 euro grammi.

sabato 17 novembre 2007

un Angelo in cucina

Angelo De Giuseppe,chef di cucina,ho iniziato nel 1974 scuola Alberghiero a Castellana Grotte(bari),e avere come insegnante uno dei piu grandi chef di cucina ANGELO CONSOLI,è stato un onore ma anche la mia fortuna.35 anni nelle cucine di tutto il mondo ad altissimi livelli ,ma non sono tutte rose,un problema non nuovo e quello dello della vasta e complessa letteratura gastronomica.E noto,che nel campo dell'editoria sono state messe in circolazioneuna miriade di pubblicazioni che trattano la difficile arte della preparazione dei cibi.A cioò bisogna aggiungere le rubriche di tutti i quotidiani ed i settimanali in diffusione nel nostro paese.Si assiste,all'aumento impressionante di gente che vuole esebirsi e insegnare a cucinare con ogni mezzo.Da vario tempo ,sono sbucati come funghi tanti maestri e maestre di cucina,di chiacchiere inutili,che creano confusione e un danno incalcolabile all'impareggiabile arte culinaria.L'incredidile viene da certi ambienti da cui escono fuori "conferenzieri" di cucina che dall'alto delle loro cattedre o le emittenti televisive publiche e private ,insegnano quello che non hanno mai appreso essi stessi.A questi signori voglio dire che che L'Arte in Cucina e Arte e Scienza ,nulla e fatto a caso ,non si improvvisa niente ,e non si diventa chef di cucina in poco tempo. chefdegiu.